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V Feria prenatalizia dell’Accolto

Giuseppe Maria Crespi, detto “Lo Spagnuolo” (1665-1747) – La Sacra Famiglia (1712 ca)
olio su tela (248×192 cm) – Museo Statale di Belle Arti S.A. Puškin, Mosca

Venerdì 22 dicembre (Vangelo di Luca 1,67-80)

67Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: 68«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, 69e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, 70come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo: 71salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 72Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, 73del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, 74liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, 75in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. 76E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, 77per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. 78Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, 79per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». 80Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.


Siamo ormai vicini al Natale e la Chiesa, nel Vangelo del venerdì che lo precede, ci chiede di attendere con trepidazione quei giorni di grazia facendo nostra la lode che Zaccaria rivolge al Signore, Dio d’Israele. Il dipinto che oggi ci accompagnerà è La Sacra Famiglia, conservato in uno dei maggiori musei moscoviti, che Giuseppe Maria Crespi, detto “Lo Spagnuolo”, dipinse nella seconda decade del Settecento su commissione del cardinale Pietro Ottoboni, legato papale e noto collezionista. A fine secolo la grande tela figurava nell’elenco di opere appartenenti alla collezione del conte Brühl, potentissimo ministro di Sassonia, poi acquistate da Caterina II per la galleria del suo Palazzo d’Inverno. Il quadro godette di grande notorietà e fu più volte replicato sia dalla bottega dello Spagnuolo che dall’artista stesso (tra di esse, un piccolo e stupendo olio su rame facente parte delle collezioni del Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli).


Con la pericope evangelica che oggi commentiamo si conclude il racconto della nascita di Giovanni Battista. Dopo aver dubitato dell’annuncio divino e, per questo, essere rimasto muto per tutta la durata della gravidanza della moglie https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta, Zaccaria finalmente può far esplodere la sua gioia e la sua riconoscenza nella preghiera del Benedictus. Nel suo dipinto – uno delle sue opere più significative – il pittore bolognese rappresenta tutti coloro che sono stati testimoni, a più riprese, dell’annuncio dell’intervento divino nella propria vita. Tutte le figure rappresentate, l’intera famiglia terrena del Salvatore, sono accomunate dalla presenza annunciante di Gabriele. Ricchissimo è il contesto dei personaggi raffigurati. Il Bambino Gesù è al centro del quadro, sulle ginocchia della Vergine. Sulla destra, in primo piano, nell’atto di sistemare la culla, c’è Anna, madre di Maria (anch’essa depositaria – come narrato nei vangeli apocrifi e nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze – di un’annunciazione); dietro di lei, col bastone fiorito, troviamo Giuseppe (che mai, nei Vangeli, proferisce parola e le cui annunciazioni accadono sempre nel sonno); più in là, infine, Gioacchino, marito di Anna. Sulla sinistra, invece, l’artista dipinge il piccolo Giovanni Battista con i genitori. Sulla fascia tolta dalla croce del cugino, il Bambino Gesù legge la profezia della sua missione sacrificale: «ecce agnus dei» («ecco l’agnello di Dio»). E il Crespi ci mostra un Zaccaria che indica con decisione il cartiglio, quasi a voler rendere visibili le parole della sua preghiera di lode al Signore: «Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto» (v. 78). Così come dipinge, ai piedi della Sacra Famiglia, un agnellino, simbolo dell’amore totale e gratuito di Cristo (cfr. Isaia 53,7).

E a voler rafforzare la fine dell’odierno brano («Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele»: v. 80), pur ritratto bambino, il Battezzatore si presenta già vestito con gli abiti che presagiscono la sua vita ritirata nel deserto e la sua missione di «profeta dell’Altissimo»: indossa una pelle e ha in mano un bastone che diventa, alla fine, una croce, quella che dovranno accettare e portare sia lui, l’ultimo profeta del Primo Testamento, sia il suo Signore e Maestro, «sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (vv. 78-79). La croce incombe sul cartiglio che Giovanni consegna a Gesù, ma non è ancora tempo di manifestarlo: perentoriamente, https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta dice al figlio di fare silenzio. È vero che quel che il Bambino sta leggendo è il disegno di Dio nella storia dell’uomo – disegno che ogni personaggio di quest’opera ha accettato nel pieno esercizio della propria libertà –, ma dobbiamo saper aspettare: il seme deve crescere e germogliare nella pienezza della spiga e del raccolto. La gioia del Natale deve giungere alla prova della croce e, soprattutto, alla felicità piena e incontenibile della Pasqua di resurrezione.

Il Benedictus è preghiera di lode, di ringraziamento e di gioia, che riconosce l’amore gratuito e senza limiti di un Dio che – mi si permetta un’espressione milanese – “se la caccia per l’uomo”, che si interessa di ognuno di noi proponendoci un progetto di vita che vuole solo il nostro bene e la nostra felicità.

Perché, allora, benedire il Signore? È Zaccaria a suggerircelo: perché il Signore ci ha visitato, ci ha redento e ha suscitato per noi un Salvatore potente (vv. 68-69).

Dio ci ha visitato (v. 68). È entrato nelle nostre case, ha abitato la nostra terra, l’ha percorsa, ha conosciuto la bellezza e la luce dei nostri giorni di gioia così come lo sconforto e l’oscurità dei nostri momenti difficili; ha condiviso la nostra umanità, piegandosi con tenerezza sulle nostre debolezze, peccati e povertà.

Dio ci ha redento (v. 68). Ci ha strappati dalla paura della morte, ci ha restituiti alla vita, attraverso una via di liberazione che mai avremmo potuto immaginare; ci ha invitati a correre verso la mangiatoia, per contemplare la Sua umanità; ci ha raccolti ai piedi della Sua sapienza, facendoci suoi discepoli; ci ha chiamati a volgere su di Lui il nostro sguardo quando, trafitto sulla croce, ha accolto le parole di umiltà e pentimento del ladrone pentito, suscitando in noi il desiderio di conversione; ci ha attesi lungo la strada verso Emmaus, per spiegarci le Scritture e spezzare ancora, per ognuno di noi, il “Pane della Vita”.

Dio ha suscitato per noi un Salvatore potente (v. 69): potente nella Sua misericordia; onnipotente nel cercare sempre e comunque – nonostante le nostre infedeltà – strade di comunione e salvezza; fedele e tenace nel ricercare e mostrare il vero volto dell’uomo, sfigurato dal peccato, ma riconoscibile nei tratti del Figlio dell’uomo, Gesù di Nazaret.

Attendiamo dunque il sole che sorge dall’alto (v. 78), il sole che illumina la nostra vita e che, come dono del cielo, immeritato e gratuito, riluce sulle nostre tenebre indicandoci vie di pace e di libertà.