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IV Feria prenatalizia dell’Accolto

Luca Signorelli, pseudonimo di Luca d’Egidio di Ventura (1441/1445 circa-1523), Natività del Battista e imposizione del nome (1485-1490 circa)
olio su tavola (31 x 70 cm), Museo del Louvre, Parigi

Giovedì 21 dicembre (Vangelo di Luca 1,57-66)

57Per https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. 59Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». 61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. 63Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.


Siamo alla quarta domenica di Avvento, col commento al Vangelo del giovedì che precede il Natale. Stavolta lo facciamo con tre opere che ci mostreranno come, in un arco temporale di circa centocinquant’anni, la sensibilità propria di ogni artista abbia interpretato in modo assai diverso il racconto evangelico.


Siamo giunti alla conclusione della vicenda di Zaccaria ed https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta: il tempo è compiuto e nasce il bimbo promesso a Zaccaria nel Tempio. Il contesto della nascita è di grande allegrezza: «I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei» (v. 58). L’origine di questa gioia è il Signore, la cui misericordia risplende. È una gioia dalla quale scaturisce – come un fiume in piena – una meraviglia incontenibile: lo stupore dilaga ben oltre le mura della casa nella quale Giovanni è nato. Tutti coloro che conoscono questa famiglia e che vengono a conoscenza della nascita prodigiosa e gioiosa vengono presi dal timore di Dio: «…per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose» (v. 65). La gente, di fronte al mutismo di Zaccaria che si scioglie in benedizione dopo la nascita del bambino, capisce che è successo qualcosa di grande, pur se di umile, incomprensibile e nascosto. E si interroga: «Che sarà mai questo bambino?» (v. 66). C’è anche un altro stupore, accanto a quello della gente: è quello dei due anziani coniugi. Nel loro cuore intuiscono che il neonato appena partorito non è loro, ma appartiene, e ancor più apparterrà, a una più grande storia; capiscono che egli è un dono di Dio all’intero popolo di Israele. I due vecchi sposi, pur provati dalla vita, hanno continuato a sperare nel Signore e sono così diventati testimoni dell’azione di salvezza di Dio nella storia degli uomini: chi con prontezza, come https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta; chi dubitando ed esitando, come Zaccaria. È all’interno di questa cornice che l’evangelista Luca narra il momento dell’imposizione del nome.


Vediamo, allora, come pittori diversi abbiano concretizzato nei loro dipinti questa pericope evangelica, in un loro modo del tutto originale.

Cominciamo dalla tavola conservata al Louvre e dipinta da Luca Signorelli (prima immagine in alto), probabilmente tra il 1485 e il 1490 (dato il piccolo formato del dipinto, si tratta sicuramente di un pannello proveniente da una predella di una non meglio precisata pala d’altare). In quest’opera si respira un’atmosfera quasi monumentale, con figure rese in modo pressoché scultoreo. L’episodio della nascita del Battista viene descritto in modo assai inconsueto: in una stanza quasi totalmente vuota, illuminata soltanto dalla piccola apertura della porta d’ingresso, https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta – sdraiata in un letto alquanto scorciato – ha appena partorito e sta consegnando il neonato alla levatrice. Sulla destra appaiono altre due donne: una è in piedi e l’altra sta sistemando un bacile e una brocca per il primo bagnetto. In primo piano, seduto in disparte, appare Zaccaria che, muto, sta scrivendo su un foglio il nome da dare al bambino. Due uomini assistono alla scena. Il primo, ai piedi del letto, assiste la puerpera; l’altro – in un curioso cammeo dal vivace gusto narrativo – si affaccia in controluce alla porta sulla sinistra, proiettando una lunga ombra nella luce tagliente che entra nella stanza. Possono essere interpretati come la personificazione della meraviglia e del timore (cfr. vv. 63-66) di ciascuno di noi davanti a un accadimento incomprensibile, che travalica le nostre certezze e ci chiede di metterci in ascolto di un Altro che può cambiare – ma solo se lo vogliamo – la nostra storia personale, come ha fatto con Zaccaria, vero protagonista di questo dipinto.

Circa mezzo secolo dopo è il Pontormo a cimentarsi con il racconto lucano, con un desco da parto (vassoio ligneo di forma circolare in uso nella Toscana del XV secolo e utilizzato per recare i pasti alle puerpere delle famiglie dei ceti più abbienti) dipinto su entrambi i lati con temi legati al tema della nascita o beneaguranti per il neonato.

L’opera è organizzata con una certa originalità compositiva. Il letto di https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta è disposto in orizzontale e la donna si affaccia, seduta, con lo sguardo rivolto al marito Zaccaria che sta scrivendo il nome del nascituro sopra un foglio su cui si intravedono le iniziali IO (Ioannes). Al centro della scena una fantesca tiene in braccio il bambino – già munito di aureola, come i genitori –, posizionandolo in diagonale lungo una linea di forza che conduce al volto della madre. Altre ancelle si affollano attorno: una si piega a destra per leggere il nome sul foglio; un’altra sventola https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta; una terza si affaccia da una tenda scura sullo sfondo; l’ultima torreggia, slanciata, sul bordo sinistro. La ricchezza di pose e di sguardi che non si incontrano costituiscono un espediente per coinvolgere l’osservatore in questa affettuosa e tenera scena sacra, dove nei volti sereni e tranquilli dei due anziani coniugi il Pontormo celebra il miracolo di una nascita che, insieme a quella di Maria, cambierà la storia del mondo. Stupenda è la dolcezza dello sguardo di https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta a Zaccaria: guardando la tavola dell’artista empolese sembra quasi di ascoltare con le nostre orecchie i versetti 60-63 del Vangelo di Luca.

Da ultimo, un salto di un centinaio d’anni ci porta ad Artemisia Gentileschi, una delle poche donne capaci di ritagliarsi un proprio spazio in un’arte, la pittura, considerata a quel tempo prerogativa dei soli uomini. Il suo dipinto, conservato al Museo del Prado di Madrid, faceva parte di una serie di opere rappresentanti Le storie di san Giovanni Battista

Sull’esempio caravaggesco, la scena è ambientata all’interno di una casa seicentesca, in cui quattro ancelle si occupano di lavare il neonato, il cui candido corpicino attira l’attenzione dell’osservatore. Al centro della composizione si trova la fantesca seduta – con la mano appoggiata sul mento mentre osserva compiaciuta il piccolo Giovanni –, che colpisce per lo sguardo amorevole e l’atteggiamento garbato. Zaccaria ed https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta sono ritratti sulla sinistra, quasi defilati. La pittrice usa una disposizione insolita, in cui i genitori sono messi in secondo piano, sostituiti da una scena di vita quotidiana. Zaccaria, che non può parlare, scrive il nome da dare al figlio (si noti la chicca del foglietto che sembra caduto dal tavolo e che invece funge da cartiglio per la firma della pittrice); https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta cerca di riposarsi dopo lo sforzo fisico del parto. Una donna le è di fianco per assisterla e confortarla. Sono il calore e l’affetto familiare i temi portanti del quadro di Artemisia: guardando l’espressione felice dell’ancella seduta al centro ci si rende conto dell’atmosfera felice portata dall’arrivo di Giovanni. La pittrice vuole sottolineare la gioia che nasce dallo scoprire la misericordia di un Dio che ci ama e che ci chiede, nell’esercizio della nostra libertà, di partecipare alla Sua opera di salvezza: «I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei» (v. 58).

È quello che fa https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta: sceglie un nome estraneo alla tradizione di famiglia, per chiamare il bambino Giovanni, che significa “Dio ha fatto grazia”. Una grazia che lei, la madre, ha da subito abbracciato e ridonato, fidandosi della promessa del Signore.

E Zaccaria conferma tale scelta e «all’istante […] gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio» (v. 64). La grazia ha vinto i suoi dubbi e ora non può fare a meno di dare testimonianza alla misericordia che ha redento la sua vita.