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III Feria prenatalizia dell’Accolto

Raffaello Sanzio (1483-1520) e aiuti – Visitazione (1517 circa)
olio su tavola trasportato su tela (200×145 cm) – Museo del Prado, Madrid

mercoledì 20 dicembre (Vangelo di Luca 1,39-46)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta. 41Appena https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». 46Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore».


In questa terza domenica di Avvento Ambrosiano commentiamo il Vangelo del mercoledì che precede il Natale con un dipinto (conservato al Museo del Prado di Madrid) di un artista che non ha bisogno di presentazione alcuna: Raffaello Sanzio. La Visitazione è una tela da lui ideata, in parte personalmente eseguita, e poi completata da suoi aiutanti (Giovan Francesco Penni e Giulio Romano, in particolare). È un’opera che ha una storia curiosa e travagliata. Realizzata nel 1517 per un ricco personaggio della corte papale originario de L’Aquila – Giovanni Battista Branconio, protonotario apostolico – rimase per oltre un secolo nella chiesa aquilana di San Silvestro. Nel 1655, essa fu requisita dal viceré di Napoli per essere donata a Filippo IV, re di Spagna. Nel 1813, durante l’occupazione napoleonica, il dipinto fu confiscato dai francesi e inviato al Louvre. Fu nel 1822, dopo il Congresso di Vienna, che il quadro ritornò in Spagna per essere infine trasferito nelle raccolte del Prado.

Il lungo viaggio del dipinto di Raffaello diventa allora paradigmatico del faticoso e periglioso cammino che porta Maria – già in stato interessante – da Nazareth ai sobborghi di Gerusalemme, per visitare https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta, in procinto di partorire.


Raffaello ritrae l’incontro di due donne accomunate da una vicenda simile. Nel Vangelo delle origini scritto da Luca, il primo capitolo presenta ben due annunciazioni: la prima a Zaccaria, nella solennità del servizio al Tempio; la seconda a Maria, nell’umiltà del silenzio della casa di Nazareth. È nella quotidianità che si manifesta la volontà di Dio. E sta all’uomo rispondere, nell’esercizio della sua libertà. E la madre di Gesù, subito, manifesta la sua grandezza: mentre Zaccaria dubita e fatica a credere – e per questo rimane muto fino alla nascita del figlio –, Maria (così come farà poi Giuseppe nelle successive apparizioni dell’angelo) accetta immediatamente e incondizionatamente l’irruzione di Dio nella sua vita.

https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta è detta essere parente di Maria (Lc 1,36): visto che la loro consanguineità non risulta dimostrata da nessuna parte, è nella fede che si gioca la loro parentela. Due donne portatrici di vicende personali diverse, anche se parallele, si trovano a condividere la gioia dell’incontro e della solidarietà. È la gioia la chiave di lettura dell’episodio della visitazione. Maria si mette in viaggio prontamente: non appena l’angelo se ne va, «Maria si alzò e andò in fretta…» (Lc 1,39) verso Ein Karem (“fonte della vigna”), il luogo – oggi quartiere di Gerusalemme Ovest, a otto chilometri circa dalla Città Vecchia – dove viveva https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta. Maria decide di condividere subito, con urgenza, l’eccezionalità di quella che, per lei, è stata un’esperienza di salvezza. Prova l’irrefrenabile bisogno di annunciare, di condividere! È questo che rende straordinario l’incontro di due donne così diverse, ma accomunate dall’esperienza di essersi fidate di Dio per diventare portatrici di novità nel loro corpo. La gioia diventa annuncio, ringraziamento. https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta proclama Maria beata e benedetta; e la sua esultanza fiorisce nella stupenda preghiera del “Magnificat”.

È ciò che ci fa sperimentale Raffaello nella sua opera. Come ogni altro artista che si è cimentato con questo episodio evangelico (tra gli altri, consigliamo di ricercare e ammirare lo splendido olio su tavola del Pontormo custodito nella Propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano, in provincia di Prato), l’Urbinate sceglie un proprio particolare modo di raccontare. In primo piano ritrae l’incontro delle due donne che si accostano l’una all’altra unendo le mani. La figura monumentale di https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta, sulla sinistra, incede verso una giovanissima Maria incinta. La prima è anziana e nella sua concitazione si legge tutta la sorpresa per la propria miracolosa gravidanza. È meraviglioso il gioco di sguardi delle due donne. https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta riconosce la maternità di Maria pur essendo essa solo all’inizio: e Raffaello – contraddicendo l’evangelista Luca – lo sottolinea dipingendo una Maria che sembra essere in un avanzato stato di gravidanza. Anche i movimenti sembrano cambiare il racconto lucano: non è solo Maria ad andare verso https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta; i piedi delle due donne sembrano danzare in una specie di canto e di preghiera. Il fulcro della scena è la stretta di mano, nella quale avviene qualcosa di fondamentale per la nostra storia di fede: l’incontro tra la divinità, di cui Maria è portatrice, e l’umanità, simboleggiata da https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta che ha in grembo Giovanni Battista.

La scena è ambientata in un paesaggio luminoso, nel quale l’incontro delle due donne, in primo piano, prefigura quello che sarà l’incontro tra i loro figli, che avverrà solo molti anni dopo: il futuro appare in lontananza alle spalle di https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta, dove si scorge il Battesimo di Gesù al Giordano da parte di Giovanni. Il tutto completato da una sfolgorante apparizione dell’Eterno nel cielo (di michelangiolesca memoria), sorretto da angeli, che assiste alla scena e benedice il figlio prediletto (cfr. Lc 3,21-22).

Dicevamo del paesaggio montagnoso. Raffaello mette in evidenza diversi livelli di lettura, facendo propria quella che era, in tutta la pittura dal XII al XIV secolo, la quadruplice interpretazione – storica, allegorica, spirituale e teologica – del testo biblico. Se da una parte la montagna è il luogo verso cui Maria si dirige (Lc 1,39: «andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda»), dall’altra è lei stessa montagna: da lei si staccherà la roccia, che è Gesù. Il pittore marchigiano sembra voler mostrarci un ossimoro: in questo dipinto ritrae la “forza della tenerezza”, con due fragilità che si vengono incontro (la donna anziana e la giovanissima ragazza). Il paesaggio sullo sfondo, allora, è una grande allegoria, che ci mostra parti aride alternate ad altre rigogliose (con un’iconografia che è anche propria al tema della Resurrezione), che mostra come solo l’incontro tra il divino e l’umano – che si compie in questo episodio della visitazione – può far fiorire il deserto della nostra quotidianità. Quest’incontro è la maternità dell’intera umanità (e qui l’invito è di cercare la Visitazione nella Cappella degli Scrovegni di Padova, dove l’affresco di Giotto ritrae cinque donne tutte in stato di gravidanza, proprio a sottolineare come la maternità di Maria sia l’evento capace di rendere fecondi gli uomini tutti).

Quest’incontro diventa icona della solidarietà. Maria, giovanissima e inesperta, non va certo da https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta per aiutarla e rendersi utile: non ne aveva né competenze né capacità. Va di corsa, ci dice il Vangelo al versetto 39, con prontezza e decisione, per incontrarsi con https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta e confrontarsi con lei nella fede, per proclamare la gioia di un incontro con Dio che non può essere taciuto in alcun modo e che diventa solidarietà, incontro coi fratelli.

Ecco allora erompere lo splendido canto del Magnificat. È la teologia dello squilibrio predicata da Papa Francesco, l’inversione delle nostre logiche terrene: «…ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53). È la logica delle Beatitudini.

Perché è ciò che è nascosto che cambia il mondo: non, però, in virtù della forza, bensì dell’amore. È ciò che non si vede che è capace di cambiare la Storia dell’umanità partendo dalla nostra quotidianità, se siamo capaci di accettare – così come Maria ed https://www.comunitaspaolo.it/wp-content/uploads/2019/01/preghiera_mani_chiesa-1.jpgbetta hanno sperimentato – il dono che ci viene fatto.