Chiesa parrocchiale B. V. di Fatima e S. Rita (Castelletto)


 

 

LA STORIA

Fin dall’età del Ferro, il territorio compreso tra il pianalto delle Groane, ad ovest, ed il severo, ad est, era stabilmente abitato da piccoli nuclei tribali Liguri.
L’arrivo dei Celti, prima, e dei Romani, dopo, consolidò e riorganizzò l’antica presenza amalgamandola con i nuovi venuti.
Uno dei fondamentali impegni dell’amministrazione romana fu quella di dotare i nuovi territori di tracciati viari e di postazioni militari.
Tracce di questa antica centuriazione, o suddivisione territoriale, si riscontrano anche a Senago e dintorni.
Il toponimo Castelletto, dal latino “oppidulum”, ossia piccolo castello, deriverebbe appunto dalla presenza in loco di una modesta guarnigione militare, posta a guardia dell’importante via di comunicazione che collegava il municipio di Milano a quello di Como.
Numerosi sono infatti i toponimi come Castelletto, Castellazzo, Rocca, Torretta, etc., che compaiono, fin da più lontani documenti medioevali, lungo le antiche vie consolari e tutti si rifanno a stazioni militari romane o longobarde.
Poco distante da Castelletto, in prossimità della chiesa parrocchiale di S. martino di Palazzolo, esisteva una fortificazione risalente all’età imperiale romana,i cui ruderi erano ancora visibili nel XVIIII secolo.
Le guarnigioni militari di Castelletto, Palazzolo, Castellazzo e Torretta di Arese dipendevano dai “castra”, o borghi fortificati di Desio e Bollate, divenuti, in seguito alla cristianizzazione del territorio, sedi di pieve tra le più importanti della Diocesi di Milano.
Le più significative vie di comunicazione romane erano contrassegnate dai miliari, piccole colonne di pietra collocate alla distanza di un miglio (1481,75 metri) le une dalle altre.
Il nostro “oppidulum” era collocato tra l’ottavo miliare, posto presso l’abitato di Cascina Amata, ed il nono, presso il molino Galimberti.
Intorno alla stazione militare di Castelletto si vennero a formare, nel corso dei secoli, alcuni nuclei abitativi che, forse, originariamente dovettero dipendere sia civilmente che ecclesiasticamente da Palazzolo.
Tuttavia, nei più antichi documenti, risalenti all’ultimo periodo mediovale, la località Castelletto compare sempre sottoposta alla giurisdizione ecclesiastica della rettoria, prima, e della parrocchia, poi, di Senago.
 * Dr. G. Moreno Vazzoler, autore di “Senago, testimonianze storiche”, 1991.

IL PROPOSITO DI MONS.VITTORI

La storia della nostra parrocchia comincia l’11 ottobre 1942, giorno in cui Mons. Piero Vittori (*) diventava ufficialmente il parroco di Senago.
Annotava sul suo diario: “scesi dal pullman speciale sulla Comasina, a due passi m’attendeva una carrozza con vetturino in livrea.
A Castelletto c’erano allora quattro o cinque case, si e no 250 abitanti; distanza dalla parrocchia 2 chilometri: i Castellettesi la vedevano solo in occasione di nozze, battesimi e funerali. Chi andava in chiesa, frequentava la parrocchia di Cassina Amata. Pensai e dissi: qui ci vuole una chiesa!”.
Leggendo il bollettino parrocchiale di quei tempi si può facilmente comprendere l’entusiasmo con il quale i castellettesi accolsero l’idea del nuovo parroco: presto fiorirono numerose iniziative per racimolare i soldi che avrebbero permesso la realizzazione della grande opera. L’ombra della guerra, che si avvertive vicine con i bombardamenti su Milano, fece però svenire improvvisamente il sogno di una nuova chiesa di Castelletto.
Mons. Vittori non intendeva tuttavia rinunciare così facilmente al suo nobile proposito e fece un voto alla Madonna di Fatima: se Senago non avesse subito incursioni aeree si sarebbe impegnato ad erigere a Castelletto una chiesa in suo onore.
La Madonna di Fatima accolse la preghiera del fervoroso parroco e nell’agosto del ‘44 già arrivavano i primi mattoni che costavano una lira l’uno.
Scriveva Mons. Vittori: “Le donne di Castelletto ogni domenica si prestano a raccogliere offerte; le bimbe e i bimbi, le giovani e i ragazzi, con recite di beneficenza, vendita di almanacchi hanno reacato un buon contributo; gli uomini si sono prestati gratuitamente al trasporto del primo quantitativo di mattoni…
…e sogno il piccolo santuario e la bella Madonnina, che saluterà ogni mattina i lavoratori di Senago e che, posta all’inizio del paese, ne sarà la celeste difesa contro ogni male”.
In realtà, una chiesa di fortuna già esisteva: il portico di Mosè orsenigo, sotto il quale più volte si celebrava la S. messa. Non mancava neppure la “sacrista”, la signora Angelina Orsenigo, sempre affaccendata.
Sotto questo portico vennero anche accolti i Padri Missionari di Rho, che nel dicembre ’44, in occasione delle “Missioni”, visitarono Castelletto.
La Domenica, inoltre, non mancava neppure il catechismo, ovvero, come si diceva, la “dottrina” per i più piccini, sapientemente gestito dalla signora Barbaglia e dalle sue amiche.
Annotava compiaciuto il parroco: ”gli abitanti di Castelletto sono intervenuti alle prediche il …200 per cento! Sono stati proprio bravi e hanno superato nell’entusiasmo tutti gli altri senaghesi”.
Ma la nuova chiesa? Mancava ancora il terreno!
La soluzione di questo problema arrivò nel febbraio ’45, quando il parroco incontrò il commendator Cabassi che fece dono dell’appezzamento di terra necessario per edificare la tanto sospirata chiesa.
Venne subito interpellato l’arch. Borradori di Monza che presentò un progetto magnifico quanto irrealizzabile, a causa del costo proibitivo: ben otto milioni che a quei tempi era una cifra enorme.
Nonostante tutto, l’11 novembre ’45 Mons. Giuseppe Gornati, canonico del Duomo di Milano, fu invitato a Castelletto per porre la prima pietra della erigenda chiesa. Fu una manifestazione di grande festa, alla quale i senaghesi accorsero numerosi.
Dopo due anni, il progetto dell’arch. Borradori veniva tuttavia scartato a favore di uno più modesto preparato dai fratelli Gianfranco e Cesare Bianchi, che meglio si adattava alla situazione finanziaria di allora.
Intanto Castelletto cresceva a dismisura: i primi immigrati furono i padovani, gente laboriosa e abituata ai sacrifici, le cui case sorgevano come funghi!
(*) Mons. Vittori fu parroco a Senago dal ’42 al ’56, passò poi prevosto a S. Maria del Carmine a Milano con l’incarico anche di delegato dell’Azione Cattolica. Le citazioni sono i suoi appunti conservati nell’archivio della Parrocchia di Castelletto.

LA CHIESA DEDICATA ALLA MADONNA DI FATIMA E S.RITA

La prima S. Messa nella nuova chiesa fu celebrata da Mons. Vittori il 12 settembre del ’48, festa del Nome di Maria.
Scriveva don Vittori: “Credo che non mancasse neppure uno dei Castellettesi: nessuno partì prima che la messa finisse. Come don Rocca (*) nel 1901, il giorno del suo ingresso si propose la costruzione della chiesa parrocchiale, così io, sei anni fa, mi proposi di erigere alla Madonna di Fatima e a S. Rita una chiesetta a Castelletto. Rinnovai la promessa durante la guerra, Senago fu risparmiata dai bombardamenti. Il voto è stato sciolto”.
Alla edificazione della chiesa tutti contribuirono: “…i castelletesi da parecchi mesi offrono cento lire mensili per famiglia; le mie ex studentesse dell’Università Cattolica mi hanno mandato circa 80.000 lire; altre generose offerte sono giunte da persone generose, le donne di Castelletto hanno preparato la biancheria occorrente”.
La benedizione solenne della nuova chiesa avvenne la notte del 9 ottobre ’48. il rito fu officiato da Mons. Vittori con speciale facoltà conferitagli dal Cardinale Arcivescovo Ildefonso Schuster, oggi beato!
Da Senago, una suggestiva processione notturna accompagnava la statua di S. Rita, gradito dono della contessa Laura Borromeo.
L’anno successivo si celebrava la prima festa solenne in onore di S. Rita: nel pomeriggio, per la prima volta, si procedette alla benedizione delle automobili (**) mentre la sera, le vie del paese venivano delicatamente illuminate dalla fiaccolata in onore della Compatrona.
Intanto lo scultore Perathoner preparava lo splendido gruppo ligneo dell’apparizione di Fatima che il 25 maggio fu solennemente benedetto nella chiesa parrocchiale di Senago e il 31 maggio venne accompagnato processionalmente nella chiesa di castelletto.
Nel dicembre del ’50 si celebrarono per la prima volta le Quarantore, solenne esposizione dell’Eucaristia con l’adorazione. Anche questo momento fu vissuto con molto fervore da parte dei castellettesi.
Costruita la chiesa, occorreva pensare all’asilo!durante la festa di S. Rita del ’51, fu benedetta la prima pietra dell’edificio scolastico; cominciarono subito i lavori sul terreno procurato dai fratelli Nori e dal loro cognato Lazzari, a ottime condizioni di pagamento.
In ottobre già l’asilo iniziava le sue attività: vennero attivate due aule di metri cinque per sei. In una i bambini dell’asilo, nell’altra i bambini di prima e seconda elementare. Responsabili dell’asilo erano le suore del Cottolengo: la domenica si occupavano dell’oratorio e durante la settimana si dedicavano all’insegnamento. La prima struttura dell’asilo venne intitolata “Casa dei bimbi Gasperina Vittori”, in ricordo della mamma di mons. Vittori che per 35 anni fu maestra.
La vita religiosa a Castelletto andava assumendo un ritmo sempre più vivace: l’assistenza spirituale era assicurata dai sacerdoti della parrocchia di Senago: dapprima una sola Santa Messa domenicale, poi due ed infine anche qualche celebrazione infrasettimanale.
Nel 1951, avvertendo le crescenti necessità della comunità castelletese, mons. Vittori così scriveva al Vescovo di Padova:
“Eccellenza: io ho la frazione di Castelletto composta quasi tutta da Padovani. Il mio Arcivescovo ha scarsità di sacerdoti. Mi conceda un bravo prete dei suoi che frequenti l’Università. Io gli darò vitto e alloggio… e lui mi assisterà Castelletto”. Il Vescovo di Padova fu tanti buono e mi mandò quella perla di Edoardo Strazzer, che con sacrificio, generosità ed intelligenza per tre anni fu l’apostolo di Castelletto.
Nel 1954 si celebrò l’anno Mariano. Anche Castelletto, organizzò la “Peregrinatio Mariae”: la statua della Madonna Pellegrina fu portata di cortile in cortile per invitare tutti alla preghiera e alla conversione.
Nel giugno dello stesso anno la chiesa di Castelletto impreziosiva il suo interno on la statua di S. Antonio di Padova dono di gruppo di padovani …naturalmente.
Don Edoardo, intanto, veniva richiamato dal suo Vescovo in diocesi, che gli affidò l’insegnamento nel seminario di Tiene. Come sostituto venne un sacerdote di Fossano: don Pino Pellegrino, anche lui studente universitario.
Castelletto estendeva sempre più i suoi confini: ai padovani si aggiunsero immigrati romagnoli, pugliesi, calabresi, siciliani e sardi. C’era anche un pakistano! Mancava la rappresentanza di uno solo dei cinque continenti. E un giorno arrivò …dall’Australia un padrino per il battesimo di un neonato!
Durante le Missioni predicate nel 1956, a causa della crescita vertiginosa della popolazione si evidenziò il problema delle ridotte dimensioni della chiesa.
Il progetto dell’ampliamento fu affidato all’ing. Franco Macchi e all’impresa edile del sig. Romanò.
Il 30 giugno 1956 alle ore 20.30 il Vescovo ausiliare Mons. Sergio Pignedoli consacrò il nuovo altare in pietra di Saltrio, la cui parte inferiore racchiude un piccolo capolavoro: il Cristo in Croce che parla a S. Francesco, dono dell’ing. Franco Macchi.
Annotava Mons. Vittori con gioia: “la chiesa di Castelletto pare un piccolo santuario. Il rivestimento esterno a mattoni a vista (dono di un gruppo di ex alunni del collegio S. Carlo e di ex studentesse dell’Università Cattolica), le cancellate, i porticati abbelliscono l’insieme e danno l’idea di una chiesetta armoniosa e delicata. L’interno è cambiato in modo che da qualsiasi punto si può vedere il sacerdote all’altare. Dall’alto domina la Madonna di Fatima, collocata sopra l’altare in mezzo a indovinate mensoline per i fiori”.
Già da un anno era stato acquistato anche un appezzamento di terreno di circa seimila metro quadri, nel quale si stabilì l’oratorio maschile utilizzando inizialmente un piccolo locale di fortuna.
(*) Don Rocca fu parroco a Senago dal 1901 al 1942.
(**) Ancora oggi continua la tradizione della benedizione delle auto nel pomeriggio della domenica dopo il giorno liturgico di S. Rita.

PRETI AL SERVIZIO DELLA COMUNITA'

Il 23 settembre 1956 Castelletto divenne finalmente parrocchia.
Il suo primo parroco fu don Antonio Rossigni, che rimase nella nostra comunità dal ’56 al ’60.
Come ci si aspettava, la vita della novella parrocchia non fu inizialmente facile.
Dal ’60 al ’65, don VITTORIO CROCI guidò con rinnovato impegno ed entusiasmo la nostra parrocchia conferendole quella “struttura” tipica che il Concilio Vaticano II sintetizza in Parola (catechesi), Sacramenti (liturgia), Carità (impegno nel mondo per il bene dei fratelli).
Con don Croci vide la luce anche la pubblicazione mensile del Bollettino Parrocchiale, allegato al mensile diocesano “il segno”, che ancora oggi viene offerto a tutte le famiglie della parrocchia.
Il 2 febbraio ’65 diventava parroco di Castelletto don ANGELO FRIGERIO. Fu questo il periodo di consolidamento e di caratterizzazione della parrocchia. La popolazione era ormai stabilmente composta da immigrati veneti e meridionali.
Si imponeva la presenza di un altro sacerdote che affiancasse il parroco nella sua azione pastorale soprattutto a favore dei ragazzi e dei giovani.
Il primo vicario parrocchiale fu don GIUSEPPE RE CALEGARI che fu destinato al servizio della mostra comunità nel giugno del ’65 e vi rimase fino al ’69; fu poi destinato a Lissone dove, purtroppo prematuramente, un male incurabile lo condusse alla morte (15 agosto 1974). Viene tuttora ricordato da alcuni giovani di allora, per la sua bontà e la sua passione di stare con i ragazzi.
Nel ’69 venne don CARLO BUZZI che vi rimase fino al ’72, anno in cui chiese al vescovo di poter realizzare il suo sogno di partire per la missione. Entrò nel PIME ed ora è missionario in Bangladesh.
Nel 1972 venne inaugurato il grande complesso della Scuola Materna e dell’oratorio femminile, che richiese non pochi sacrifici da parte di tutta la comunità parrocchiale.
Dal ’72 al ’75 l’oratorio maschile ebbe come guida don LUCIANO PESAVENTO.
Dal giugno ’75 al giugno ’76, la parrocchia non godette della preziosa presenza del vicario parrocchiale; tuttavia l’allora insegnante al seminario di S. Pietro Martire di Severo, don MARIO DELPINI, offrì il suo valido supporto.
Nel giugno del ’76 venne destinato come vicario parrocchiale il sacerdote novello don MARIO GALMARINI, che rimase fino all’83. ora è parroco ad Arcellasco di Erba.
Dall’83 al ’93, per dieci anni, è stato vicario parrocchiale don MAURILIO FRIGERIO, ora trasferitosi al Duomo di Monza.
Nel settembre ’93 il sacerdote novello don DANIELE GANDINI viene nominato nostro vicario parrocchiale.
Nel ’95, don Angelo, dopo trent’anni di lavoro generoso e fedele, lascia la responsabilità della parrocchia e chiede di essere trasferito a Boffalora Ticino, dove per quindici anni svolse il suo ministero come giovane prete.
Il nuovo parroco, dal 1° settembre ’95, è don ANTONIO LONGONI.
Nel Gennaio ’97 don DANIELE GANDINI viene trasferito nella parrocchia di Appiano Gentile come vicario parrocchiale; alla parrocchia viene assegnato come aiuto festivo don FRANCO MANZI, insegnante di Sacra Scrittura presso il Seminario Arcivescovile di Venegono. Nel Giugno 2000 viene nominato vicario parrocchiale, il sacerdote novello don PAOLO PUPILLO. Rimarrà come coadiutore fino all’Aprile 2008.