Nella ricorrenza dell’Epifania ci troviamo in cammino coi magi.  Il loro viaggio, quello di coloro che hanno lasciato tutto per recarsi alla mangiatoia, è quello di uomini attratti dal segno della stella. Cercano Gesù a Betlemme, ma non solo. Il viaggio che intraprendono è cammino, è impegno, è anche fatica.

Per un viaggio ci si prepara. Se per un attimo chiudessimo gli occhi a immaginarci nella stessa carovana, chi troveremmo? Chi incontreremmo? Quali parole sentiremmo?

Ciascuno potrebbe fare un’esperienza diversa. Potrebbe incontrare servi fedeli e attenti, famiglie con bambini al seguito che discorrono di quanto hanno visto i magi, quei saggi che avevano occhi e cuore spalancati e disponibili a riconoscere ciò che il cielo mostrava. Cercavano un Bambino, ma cercavano Dio.

Fare quel viaggio li ha portati all’incontro con Gesù. Ne è valsa sicuramente la pena! Lo è anche per noi? Vale un lungo cammino per scoprirLo e conoscerLo?

Papa Francesco ci ha consegnato alcune parole al riguardo: “I magi scelsero di farsi guidare dalla stella di Gesù. Anche nella nostra vita ci sono diverse stelle – luci che orientano e brillano -. Sta a noi scegliere quali seguire. I magi invitano a seguire una luce stabile, una luce gentile, che non tramonta, perché non è di questo mondo. “Viene dal cielo e splende…dove? Nel cuore!”. Questa luce vera è la luce del Signore, è il Signore stesso. Egli è la nostra luce: una luce che non abbaglia, ma accompagna e dona una gioia unica. Perché dove c’è Dio c’è gioia.”

T.S. Eliot, poeta del Novecento, poco dopo la sua conversione al cristianesimo, compose una poesia proprio dell’Epifania, del viaggio dei magi alla ricerca del significato della nascita di Gesù. Ci mostra l’avventura, i segni, ma anche qualche pericolo e l’affanno dei magi nelle loro domande: hanno lasciato alle spalle la loro vita comoda per andare incontro a questa nascita e cominciare una nuova vita. Da quel momento anche i Magi non sono più come prima, non possono più adattarsi alla loro vecchia vita, perché qualcosa di eclatante è avvenuto.

Forse che il viaggio – quel viaggio – è il percorso che devono intraprendere gli uomini verso la salvezza?

Nella poesia tutto è metafora della condizione umana di profondo bisogno, d’incompiutezza, di totale sproporzione rispetto al Dio che si fa uomo in un bimbo piccolissimo.

Ecco la visione del Dio Bambino! Colui che portando la nuova vita dà la morte al vecchio peccato per lasciare ancora una volta sulla Terra l’uomo non totalmente compiuto. Perché sì, non è qui, in questo mondo, il nostro approdo finale…